La funzione d'uso della caveja era quella di bloccare il giogo (portato da due buoi) al timone di aratri, carri, erpici, evitando al timone stesso di slittare in avanti nel caso di un brusco rallentamento.
Alla caveja venivano riconosciuti anche significati e poteri magici e propiziatori. Fra gli altri:
riconoscere il sesso del nascituro. La reggitrice si faceva il segno della croce e con la caveja in mano compiva tre giri attorno alla partoriente. Al termine poneva la caveja su di un piedistallo, accendeva una candela ed osservava l'ondulare degli anelli: se si fermavano per primi gli anelli di sinistra si trattava di un maschio, in caso contrario si trattava di una femmina.
Placare i temporali. In estate, al tempo delle messi, i contadini, all'arrivo di un temporale, per scongiurare il pericolo di danni, innalzavano la caveja e accompagnavano il tintinnio degli anelli col canto "Novli, novli, andè lunten!" (Nubi, nubi, andate lontane!).
Proteggere gli sposi. Dopo la cerimonia religiosa, al giungere dello sposo nell'aia davanti alla sua nuova casa, parenti ed amici si mettevano a gridare, a sparare in aria e a suonare le caveje. Tutto questo per purificare la casa dei novelli sposi.
Contro le fatture delle streghe. Si poneva un anello, staccato dalla caveja, sul capo del colpito dalla fattura, facendo il segno della croce e pronunciando, per tre volte consecutive, una formula rituale per indurre il maleficio ad entrare nel cerchio dell'anello. A quel punto si gettava l'anello nel fuoco per liberarlo dalla forza negativa.
Cattura delle api. Lo scampanellio di una caveja era un ottimo espediente per attirare uno sciame di api in fuga dall'arnia e favorirne la cattura da parte degli apicoltori.
1928/03/28 , Forlì (Fc)
Società Filologica Friulana / FFUP_0275