Osservazioni
Utile per contestualizzare il rito è riprendre brevemente quella che era l’organizzazione delle parrocchie e dell’autorità ecclesiastiche nella zona montana friulana che a differenza della pianura veniva gestita attraverso un sistema di dipendenze diverso. Fulcro della vita religiosa della zona erano infatti le pievi, (dal latino plebs, ossia popolo), chiese battesimali che avevano indiscusso potere politico amministrativo, su un territorio assai
ampio. Non abbiamo notizie certe sulla loro origine: le prime informazioni documentate risalgono al XII sec., ma sicuramente la creazione di queste realtà ha seguito il processo di cristianizzazione della Carnia, che vede Zuglio sede vescovile già nel 381. Ogni pieve aveva il suo territorio e i suoi fedeli, ai quali, soprattutto a partire dall’epoca feudale, non solo garantiva le funzioni di tipo religioso, ma anche la gestione dei beni privati e pubblici: dai riti liturgici alle sagre tradizionali, dalle assemblee vicinali ai mercati, dall'amministrazione della giustizia alla difesa militare, riscossione delle tasse e tributi, i riti dalla nascita alla morte di ogni individuo, che non venivano considerati validi se non svolti nella pieve d’appartenenza. Con la crescita della popolazione e il suo stanziamento in luoghi lontani dalla sede del pievano, si produsse logicamente quel decentramento culturale e frammentazione territoriale che portò il sorgere delle parrocchie alle quali venivano affidate quelle stesse funzioni una volta svolte dalle chiese "matrice" alla quale continuavano ad essere legate. La divisione del territorio vedeva la Carnia orientale (all'inizio servita dalla pieve madre di San Pietro) di pertinenza delle pievi di Cavazzo, Oltrebût, Illegio e Verzegnis; mentre quella occidentale, inizialmente servita solo della pieve di Santa Maria di Gorto (V sec.) successivamente anche dalle pievi di Enemonzo, Invillino, Socchieve e Forni di Sotto. Oggi le pievi rimangono solamente come riferimento cultuale per gli abitanti delle vallate, hanno perso infatti ogni valenza politica. Rendere omaggio alla chiesa madre quindi, non era solo un atto simbolico, da compiere una o più volte l’anno, ma continuava a realizzarsi nella quotidianità attraverso un insieme di obblighi economici e pratiche sociali. A sancire questo rapporto, a renderlo pubblico e socialmente riconosciuto intervenivano poi dei riti più complessi, in cui le diverse comunità della vallata si riunivano in pellegrinaggio per arrivare alla pieve di riferimento. Uno di questi momenti era sicuramente il bacio delle croci, in cui le croci astili delle parrocchie, salivano in processione fino alla chiesa madre di San Pietro, per inchinarsi devotamente alla sua croce.