Osservazioni
Un pezzo d’artiglieria di grosso calibro, terminologia tecnica con la quale si intendono tutte le bocche da fuoco con proiettili dal diametro superiore ai 210 mm. Quello raffigurato nelle due immagini potrebbe essere un mortaio da 260 S (Schneider) su affusto Ansaldo, impiegato dall’artiglieria d’assedio italiana in numero ridotto di esemplari. A seguire il traino di un cannone da 149 mm a forza di braccia: il pezzo, che costituiva il nerbo dell’artiglieria d’assedio del regio esercito italiano, risultava facilmente trasportabile grazie ai cingoli Bonagente di cui erano provviste le ruote, un ingegnoso brevetto che consisteva in una serie di piattaforme rettangolari di legno incernierate sui cerchioni, che evitavano che il pezzo potesse sprofondare in terreni cedevoli o molli a causa del proprio peso. Il poeta Vittorio Locchi nella sulla opera “La Sagra di Santa Gorizia” così descrive il rumore che queste piattaforme causavano in seguito al movimento delle ruote: “e la notte non si dormiva; si sentiva su le strade il Plan Plan terribile. Sembrava il passo di giganti grandi come montagne. Tremavano le case, tremavano i campi..” (Associazione Culturale Isonzo - Gruppo di Ricerca Storica ODV Gorizia)