Osservazioni
Nelle immagini il campanile della chiesa di Capriva, con la caratteristica cipolla ad ornamento della parte sommitale, appare proprio come possiamo vederlo oggi, grazie al fatto che fu colpito solo “di striscio”, come si usa dire, ed una sola volta da parte di un proiettile nel corso della guerra. Nei primi giorni di guerra l’avanzata italiana si mosse molto lentamente all’interno di un territorio quasi abbandonato, in seguito all’invio del grosso della popolazione all’interno dei territori imperiali da parte delle autorità asburgiche. I pochi gendarmi presenti, coadiuvati dai vecchi “territoriali”, avevano intrapreso una sorta di guerriglia ante litteram, con piccole sortite e rapide sparatorie, al fine di dimostrare al nemico che era già atteso da forze già schierate, come la disinformazione austriaca era riuscita abilmente a far trapelare. Queste piccole scaramucce ebbero l’effetto di creare nelle truppe italiane la psicosi di trovarsi in un territorio ostile, pieno di spie e franchi tiratori, riuscendo così a rallentarne il più possibile la loro già circospetta avanzata, e facendo, al tempo stesso, guadagnare tempo prezioso all’avversario per fortificare le alture e far affluire truppe di rinforzo distratte dal fronte balcanico e da quello orientale. I pochi abitanti rimasti, generalmente vecchi, donne e bambini, in seguito alla partenza per il fronte orientale di tutti i maschi abili alle armi dai 18 ai 50 anni, furono subito guardati con sospetto da parte delle truppe italiane, sia perché non erano state loro tributate le attese e sperate manifestazioni di gaudente accoglienza, sia perchè queste genti parlavano una strana lingua a loro incomprensibile, generalmente il friulano, o in taluni casi, lo sloveno. Nacquero così i primi incidenti che ebbero purtroppo, in taluni casi, un tragico epilogo. Stendere il bucato, o fare fumo bruciando stoppie, equivaleva ad una condanna a morte per spionaggio, mentre anche salire sugli alberi poteva essere letale, come accadde ad una contadina di Mossa che, salita su un gelso per raccogliere le foglie per i bachi da seta, fu abbattuta con una fucilata nella convinzione stesse eseguendo segnalazioni al nemico. Ad un vecchio di Mossa andò un po’ meglio, quando fu colto mentre raccoglieva ciliegie dai rami di un albero sul quale passava un cavo telefonico: fu tratto in arresto e imprigionato a Torino, ove morì due anni dopo. La stampa italiana dette una vasta eco a detti episodi, riportando testualmente che “tutti i paesi che da Cormons conducono all’Isonzo, e cioè Capriva, Mossa, Lucinico, furono altrettanti covi di spie, e dovettero essere sgomberati letteralmente” (Associazione Culturale Isonzo - Gruppo di Ricerca Storica ODV Gorizia)