CODICI
ID SCHEDA
1462444
Tipo di scheda
F
Livello di catalogazione
P
CODICE UNIVOCO
Codice Regione
06
Ente schedatore
SFF
Ente competente per tutela
R06
BENE CULTURALE
Ambito di tutela MIBACT
storico artistico
CATEGORIA
Fotografie di guerra
DEFINIZIONE BENE
Definizione
positivo
Tipologia
album
Parte residuale
foglio
Parte componente
elemento/ parte componente di una entità catalografica di tipo complesso
QUANTITA'
Quantità degli elementi
[200]
Numero d'ordine
52
TRATTAMENTO CATALOGRAFICO
Note
bene complesso – parte componente
DISPONIBILITA' DEL BENE
bene disponibile
RELAZIONI
STRUTTURA COMPLESSA
livello nella struttura gerarchica
1
RELAZIONI CON ALTRI BENI
tipo relazione
è contenuto in
tipo scheda
F
identificativo univoco della scheda
1455734
RELAZIONI CON ALTRI BENI
tipo relazione
è in relazione con
tipo scheda
F
identificativo univoco della scheda
1462474
RELAZIONI CON ALTRI BENI
tipo scheda
F
identificativo univoco della scheda
1462501
RELAZIONI
STRUTTURA COMPLESSA
livello nella struttura gerarchica
1
RELAZIONI CON ALTRI BENI
tipo relazione
è contenuto in
tipo scheda
F
identificativo univoco della scheda
1455734
RELAZIONI CON ALTRI BENI
tipo relazione
è in relazione con
tipo scheda
F
identificativo univoco della scheda
1462474
RELAZIONI CON ALTRI BENI
tipo scheda
F
identificativo univoco della scheda
1462501
LOCALIZZAZIONE AMMINISTRATIVA
LOCALIZZAZIONE
stato
Italia
regione
Friuli-Venezia Giulia
provincia
UD
comune
Udine
COLLOCAZIONE SPECIFICA
Tipologia contenitore fisico
palazzo
Denominazione contenitore fisico
Palazzo Mantica
Uso contenitore fisico
Società Filologica Friulana
Indicazioni viabilistiche
via Manin, 18
DATI PATRIMONIALI/INVENTARI/STIME
UBICAZIONE BENE
Fondo
Fondo Oreste Bugni
Serie archivistica
Album Capitano Oreste Bugni
Collocazione
Armadio ufficio presidenza
DEFINIZIONE CULTURALE
AUTORE/RESPONSABILITA'
Nome di persona o ente
Anonimo
Tipo intestazione
N
Ruolo
fotografo principale
Note
attribuito
Codice identificativo
35031
SOGGETTO
SOGGETTO
Identificazione
Guerra mondiale 1914-1918
Identificazione
Edifici – Gorizia < prov.> - 1915-1918
Identificazione
Ritratti – Persone – Militari
Identificazione
Uniformi militari
Identificazione
Edifici religiosi - Architettura
Identificazione
Equini – Cavalli
Indicazioni sul soggetto
Il campanile e la piazza principale del paese di Capriva dove nell’ottobre del 1915 la 7^ Batteria someggiata stabilì la sede del proprio comando.
TITOLO
Titolo proprio
Capriva
Specifiche titolo
dell’autore, manoscritto
CRONOLOGIA
CRONOLOGIA GENERICA
Fascia cronologica/periodo
XX
Specidiche fascia cronologica/periodo
prima metà
CRONOLOGIA SPECIFICA
Da
1915/10/00
Validità
ca.
A
1915/12/00
Validità
ca.
MOTIVAZIONE/FONTE
confronto
LUOGO E DATA DELLA RIPRESA
LOCALIZZAZIONE
Stato
Italia
Regione
Friuli-Venezia Giulia
Provincia
GO
Comune
Capriva Del Friuli
Area storico-geografica
confine orientale
DATI TECNICI
Indicazione di colore
V
MATERIA E TECNICA
Materia
supporto secondario
Note
Album composto da 201 pagine redatte con fotografie e/o didascalie e da XX pagine vuote.
MISURE
Unità di misura
mm
Valore
380x280
Note
altezzaxlunghezza
CONSERVAZIONE E INTERVENTI
STATO DI CONSERVAZIONE
Riferimento alla parte
foglio
Stato di conservazione
discreto
DATI ANALITICI
ISCRIZIONI/EMBLEMI/MARCHI/STEMMI/TIMBRI
Riferimento alla parte
sul foglio
Posizione
posizioni varie
Definizione
iscrizione
Specifiche
dell'autore
Descrizione
Iscrizione manoscritta con inchiostro nero
Quantità
1
Classe di appartenenza
didascalica
Trascrizione
51/ Capriva
CONDIZIONE GIURIDICA E TUTELA
CONDIZIONE GIURIDICA
Indicazione specifica
Società Filologica Friulana
Indirizzo
Via Manin, 18 Udine
ACQUISIZIONE
Tipo acquisizione
donazione
ACCESSO AI DATI
SPECIFICHE DI ACCESSO AI DATI
Profilo di accesso
2
Motivazione
scheda contenente dati personali
ANNOTAZIONI
Osservazioni
Nelle immagini il campanile della chiesa di Capriva, con la caratteristica cipolla ad ornamento della parte sommitale, appare proprio come possiamo vederlo oggi, grazie al fatto che fu colpito solo “di striscio”, come si usa dire, ed una sola volta da parte di un proiettile nel corso della guerra. Nei primi giorni di guerra l’avanzata italiana si mosse molto lentamente all’interno di un territorio quasi abbandonato, in seguito all’invio del grosso della popolazione all’interno dei territori imperiali da parte delle autorità asburgiche. I pochi gendarmi presenti, coadiuvati dai vecchi “territoriali”, avevano intrapreso una sorta di guerriglia ante litteram, con piccole sortite e rapide sparatorie, al fine di dimostrare al nemico che era già atteso da forze già schierate, come la disinformazione austriaca era riuscita abilmente a far trapelare. Queste piccole scaramucce ebbero l’effetto di creare nelle truppe italiane la psicosi di trovarsi in un territorio ostile, pieno di spie e franchi tiratori, riuscendo così a rallentarne il più possibile la loro già circospetta avanzata, e facendo, al tempo stesso, guadagnare tempo prezioso all’avversario per fortificare le alture e far affluire truppe di rinforzo distratte dal fronte balcanico e da quello orientale. I pochi abitanti rimasti, generalmente vecchi, donne e bambini, in seguito alla partenza per il fronte orientale di tutti i maschi abili alle armi dai 18 ai 50 anni, furono subito guardati con sospetto da parte delle truppe italiane, sia perché non erano state loro tributate le attese e sperate manifestazioni di gaudente accoglienza, sia perchè queste genti parlavano una strana lingua a loro incomprensibile, generalmente il friulano, o in taluni casi, lo sloveno. Nacquero così i primi incidenti che ebbero purtroppo, in taluni casi, un tragico epilogo. Stendere il bucato, o fare fumo bruciando stoppie, equivaleva ad una condanna a morte per spionaggio, mentre anche salire sugli alberi poteva essere letale, come accadde ad una contadina di Mossa che, salita su un gelso per raccogliere le foglie per i bachi da seta, fu abbattuta con una fucilata nella convinzione stesse eseguendo segnalazioni al nemico. Ad un vecchio di Mossa andò un po’ meglio, quando fu colto mentre raccoglieva ciliegie dai rami di un albero sul quale passava un cavo telefonico: fu tratto in arresto e imprigionato a Torino, ove morì due anni dopo. La stampa italiana dette una vasta eco a detti episodi, riportando testualmente che “tutti i paesi che da Cormons conducono all’Isonzo, e cioè Capriva, Mossa, Lucinico, furono altrettanti covi di spie, e dovettero essere sgomberati letteralmente” (Associazione Culturale Isonzo - Gruppo di Ricerca Storica ODV Gorizia)