Osservazioni
Il monte Sabotino, che per le truppe italiane assunse la triste denominazione di “monte della morte”, a causa dell’alto numero di perdite che causò nel corso del primo anno di guerra, per gli austro ungarici era invece “l‘occhio che vede tutto” o anche la “corazzata di pietra”. Il primo dei due appellativi di riferisce agli osservatori che vi si trovavano che, grazie all’altezza del rilievo di 609 metri sul livello del mare, esercitavano un perfetto dominio ottico sul campo di battaglia, rappresentato dalla “testa di ponte di Gorizia” di cui il monte costituiva il pilastro settentrionale (quello meridionale era rappresentato dal monte San Michele). Il secondo appellativo gli era stato conferito per le numerose opere di scavo di gallerie e caverne che consentivano di mantenere al coperto e al riparo dall’azione dell’artiglieria italiana le truppe che lo presidiavano, i dalmati del “k.k. 37 Landwehrinfanterieregiment Gravosa” (37° reggimento di fanteria dell’esercito nazionale austriaco, con distretto di reclutamento a Castelnuovo) composto per il 95% da croati e per il 5% da italiani. Il rovescio del monte, invece, era affidato ad alcuni battaglioni di marcia facenti sempre parte, insieme al 37°, della 4^ gebirgsbrigade (brigata da montagna) al comando dell’oberst (grado equivalente a colonnello) Adalbert von Dani. (Associazione Culturale Isonzo - Gruppo di Ricerca Storica ODV Gorizia)