Osservazioni
Il pozzo era una risorsa della massima importanza, ed è questo il motivo per cui l’artiglieria imperiale vi si accanì fino a distruggerlo, impedendone così l’utilizzo da parte degli italiani. La precisione con cui fu colpito è dovuta essenzialmente al completo dominio ottico che gli austro ungarici esercitavano sul campo di battaglia, potendo quindi concentrare i colpi su bersagli già noti, ed approfittando di un perfetto sistema di rilevazione, affidato ad osservatori posti sempre sulle alture, o comunque in posizione dominante. Quanto appena detto emerge anche dagli scritti di Alice Schalek, giornalista viennese e corrispondente di guerra: “In certi punti le linee non distano tra loro più di trenta passi. Un fuoco così preciso è possibile soltanto perché ogni punto nemico è visibile da tre osservatori diversi. … tutte le batterie e tutti i posti di osservazione sono collegati tra loro per mezzo del telefono… solo il perfetto collegamento tra l’artiglieria e la fanteria, fa sì che si possa tenere l’Isonzo.” Nell’esercito imperial regio vi fu un reclutamento di pittori ed artisti di varia provenienza, inquadrati alle dipendenze dell’ufficio propaganda e documentazione creato all’inizio delle ostilità in seno al k.u.k Kriegspressequartier (quartier generale della stampa in guerra), costituendo una realtà unica rispetto a tutti gli altri eserciti nella prima guerra mondiale. Essi avevano lo status di ufficiale ed erano autorizzati a seguire le truppe impegnate sui vari fronti per documentarne e raffigurarne l’attività, evitando gli eccessi, gli aspetti di violenza e le drammatizzazioni, contribuendo in tal modo a rassicurare il fronte interno. Le loro opere erano comunque rigidamente vagliate dalla censura prima di poter essere divulgate. (Associazione Culturale Isonzo - Gruppo di Ricerca Storica ODV Gorizia)