CODICI
ID SCHEDA
1467539
Tipo di scheda
F
Livello di catalogazione
P
CODICE UNIVOCO
Codice Regione
06
Ente schedatore
SFF
Ente competente per tutela
R06
BENE CULTURALE
Ambito di tutela MIBACT
storico artistico
CATEGORIA
Fotografie di guerra
DEFINIZIONE BENE
Definizione
positivo
Parte componente
elemento/ parte componente di una entità catalografica di tipo complesso
QUANTITA'
Quantità degli elementi
[200]
Numero d'ordine
1062
TRATTAMENTO CATALOGRAFICO
Note
bene complesso – parte componente
DISPONIBILITA' DEL BENE
bene disponibile
RELAZIONI
STRUTTURA COMPLESSA
livello nella struttura gerarchica
106.2
RELAZIONI CON ALTRI BENI
tipo relazione
è contenuto in
tipo scheda
F
identificativo univoco della scheda
1467479
RELAZIONI
STRUTTURA COMPLESSA
livello nella struttura gerarchica
106.2
RELAZIONI CON ALTRI BENI
tipo relazione
è contenuto in
tipo scheda
F
identificativo univoco della scheda
1467479
LOCALIZZAZIONE AMMINISTRATIVA
LOCALIZZAZIONE
stato
Italia
regione
Friuli-Venezia Giulia
provincia
UD
comune
Udine
COLLOCAZIONE SPECIFICA
Tipologia contenitore fisico
palazzo
Denominazione contenitore fisico
Palazzo Mantica
Uso contenitore fisico
Società Filologica Friulana
Indicazioni viabilistiche
via Manin, 18
DATI PATRIMONIALI/INVENTARI/STIME
UBICAZIONE BENE
Fondo
Fondo Oreste Bugni
Serie archivistica
Album Capitano Oreste Bugni
Collocazione
Armadio ufficio presidenza
DEFINIZIONE CULTURALE
AUTORE/RESPONSABILITA'
Nome di persona o ente
Anonimo
Tipo intestazione
N
Ruolo
fotografo principale
Note
attribuito
Codice identificativo
35031
SOGGETTO
SOGGETTO
Identificazione
Guerra mondiale 1914-1918
Identificazione
Ritratti – Persone – Militari
Identificazione
Uniformi militari
Identificazione
Paesaggio – Gorizia < prov.> - 1915-1918
Identificazione
Monte Calvario [Podgora]
Identificazione
Accampamenti militari
Identificazione
Capre
Indicazioni sul soggetto
Soldati ritratti assieme ad una capra in un accampamento di retrovia.
TITOLO
Titolo attribuito
Soldati assieme ad una capra
Specifiche titolo
del catalogatore
CRONOLOGIA
CRONOLOGIA GENERICA
Fascia cronologica/periodo
XX
Specidiche fascia cronologica/periodo
prima metà
CRONOLOGIA SPECIFICA
Da
1915/05/00
Validità
post
A
1916/12/00
Validità
ante
MOTIVAZIONE/FONTE
confronto
LUOGO E DATA DELLA RIPRESA
LOCALIZZAZIONE
Stato
Italia
Regione
Friuli-Venezia Giulia
Provincia
GO
Località
Monte Calvario/ Podgora
Area storico-geografica
confine orientale
DATI TECNICI
Indicazione di colore
BN
MATERIA E TECNICA
Materia
carta
Tecnica
gelatina ai sali d'argento
MISURE
Unità di misura
mm
Valore
135x80
Note
altezzaxlunghezza
CONSERVAZIONE E INTERVENTI
STATO DI CONSERVAZIONE
Stato di conservazione
discreto
Specifiche
DATI ANALITICI
ISCRIZIONI/EMBLEMI/MARCHI/STEMMI/TIMBRI
Riferimento alla parte
sul foglio
Posizione
posizioni varie
Definizione
iscrizione
Specifiche
dell'autore
Descrizione
manoscritta con inchiostro nero
Quantità
1
Classe di appartenenza
didascalica
Trascrizione
105/ 328
CONDIZIONE GIURIDICA E TUTELA
CONDIZIONE GIURIDICA
Indicazione specifica
Società Filologica Friulana
Indirizzo
Via Manin, 18 Udine
ACQUISIZIONE
Tipo acquisizione
donazione
ACCESSO AI DATI
SPECIFICHE DI ACCESSO AI DATI
Profilo di accesso
2
Motivazione
scheda contenente dati personali
ANNOTAZIONI
Osservazioni
Un caporal maggiore, grado evidenziato dai caratteristici “baffi” neri applicati ai paramani della giubba, sta nutrendo una capra con del fogliame, che l’animale sembra gradire molto. La giubba sbottonata permette di notare i cinque bottoni con cui era chiusa, altrimenti non visibili, poiché coperti da un apposito lembo con cui era confezionata, ed anche il gilet grigio verde, che era usualmente indossato al di sotto di essa. Ma il particolare più interessante è rappresentato dall’elmetto metallico che il militare calza sulla testa, che al tempo era usualmente denominato “caschetto francese”, la cui denominazione ufficiale era invece quella di elmetto mod. 1915 “Adrian”, dal nome dell’intendente generale che lo ideò insieme al proprio staff. Prodotto in un acciaio di qualità considerata elevata per l’epoca, era formato da quattro parti unite tra loro: la calotta, la visiera, il paranuca, ed infine la cresta, che copriva il foro di aerazione sito sulla sommità della calotta. L’imbottitura era molto confortevole, essendo formata da una cuffia di morbida pelle con intagliate sette linguelle, ciascuna delle quali provvista di un forellino nella parte apicale, per farvi scorrere una cordicella che facilitava la regolazione, consentendo un miglior adattamento alla testa. Un pratico sottogola, di pelle con fibbietta di regolazione, permetteva di assicurarlo al capo. I primi esemplari giunsero alle truppe nell’autunno del 1915, in numero di sei per compagnia, ed ancora provvisti della tinta originaria “bleu horizon”, un colore grigio blu, che ben si armonizzava al correndo uniformologico francese. Solo nella tarda primavera del 1917 il Comando Supremo del regio esercito avrebbe disposto che la tinta degli elmetti sarebbe dovuta essere il grigio verde, adeguandosi al colore delle uniformi italiane. Confortevole da calzare, e con un peso assolutamente sopportabile che si aggirava mediamente sui 750 grammi, ebbe un enorme successo tra le truppe, tanto che la sua distribuzione, ai primi di gennaio del 1916, aveva già raggiunto i 328.700 esemplari! Dopo qualche mese sarebbe stato prodotto su licenza anche in Italia. Dal luglio del 1916, “allo scopo di riconoscere i vari corpi e reparti” il Comando Supremo dispose che sulla parte frontale dell’elmetto dovesse essere riportato il “fregio identico a quello del berretto”. Gli elmi metallici, scomparsi dai campi di battaglia con il progressivo affermarsi delle armi da fuoco, tornarono alla ribalta nel corso della grande guerra quando il conflitto, dopo le operazioni manovrate iniziali, assunse su tutti i fronti la caratteristica di guerra di posizione, obbligando le truppe a trincerarsi. Nella lunga permanenza in trincea, la parte più esposta del corpo dei soldati era la testa, sulla quale tutti gli eserciti avevano in dotazione dei berretti di lana, ad eccezione di quello tedesco, le cui truppe calzavano il caratteristico “pickelhaube”(casco chiodato), realizzato in cuoio bollito. In breve, a causa dell’azione martellante delle artiglierie, della relativa vicinanza tra le opposte trincee, dell’infinità di piccole ma micidiali schegge, metalliche e pietrose, causate dall’impatto delle granate sul terreno, il numero di morti e feriti per colpi subiti alla testa aumentò vertiginosamente, obbligando le intendenze a studiare un copricapo che fosse protettivo ed al tempo stesso non troppo pesante da indossare. I progetti che ebbero maggior diffusione furono, in ordine di tempo, quello francese, esportato in vari paesi tra cui l’Italia, poi quello inglese, ideato da J.L. Brodie, dalla caratteristica forma a catino rovesciato che i combattenti chiamavano scherzosamente “battle bowler”(bombetta da battaglia), prodotto anche per gli Stati Uniti d’America che poi lo avrebbero prodotto su licenza, ed infine lo “stahlhelm”(elmo d’acciaio) tedesco, dalla forma inconfondibile, fornito anche all’alleato austro ungarico che lo avrebbe prodotto su licenza, e che si rivelò quello maggiormente protettivo ed efficace. (Associazione Culturale Isonzo - Gruppo di Ricerca Storica ODV Gorizia)