Osservazioni
Le truppe del genio vivevano in prima linea insieme alla fanteria, essendo preposte alla realizzazione di tutte le cosiddette “opere ossidionali”, quali lo scavo di approcci per l’avvicinamento alle linee nemiche, il consolidamento e rafforzamento delle trincee, la creazione di avamposti per l’osservazione. Il sottotenente a sinistra della foto, indossa delle uose di canapa impermeabilizzata, un particolare indumento protettivo contro il freddo, il fango, e la neve. Sul capo, sopra il berretto, calza un “elmetto per trincea”, che faceva parte di una particolare dotazione denominata “apparecchi di protezione modello Farina”, dal nome dell’ingegnere milanese che li ideò e produsse, e che vennero distribuiti alle truppe in quantitativi limitati dalla fine di ottobre del 1915. Queste protezioni erano composte da una corazza pettorale e da un elmo, formati da 5 stati di lamiera di acciaio fissati tra loro. Presentavano quindi un peso notevole, quantificabile in 8 chilogrammi per la corazza e 2,7 per l’elmo, ed erano destinati a coloro che avrebbero dovuto creare dei varchi nei reticolati nemici mediante la posa di tubi di gelatina esplosiva, per consentire l’irruzione delle fanterie. Le piccole formazioni, composte esclusivamente da volontari, vennero ben presto denominate dagli stessi combattenti ”compagnie della morte” per la pericolosità del compito loro affidato. A questi due accessori venne ben presto affiancato l’elmetto per trincea, dalla forma più contenuta rispetto all’elmo ed un peso ridotto di un chilogrammo, che era destinato agli osservatori che erano costretti a sporgere la testa dal bordo dei ripari. Secondo un opuscolo edito dal Comando Supremo, tali protezioni erano capaci di resistere alla pallottola del fucile italiano modello 91 sparata da 125 metri, ed erano destinate a coloro che dovevano compiere operazioni pericolose e ardite. Elmi ed elmetti, verniciati di grigio verde, recavano all’interno della calotta un timbro ovale con la seguente dicitura: ing. F. Farina Via Ruffini, 10 - Milano, e l’indicazione della taglia corrispondente tra le tre possibili. Pesanti e scomode da portare, queste protezioni vennero progressivamente abbandonate con la comparsa delle bombarde, armi da fuoco di derivazione antica, ma molto più efficaci nella distruzione dei reticolati. (Associazione Culturale Isonzo - Gruppo di Ricerca Storica ODV Gorizia)