CODICI
ID SCHEDA
1463620
Tipo di scheda
F
Livello di catalogazione
P
CODICE UNIVOCO
Codice Regione
06
Ente schedatore
SFF
Ente competente per tutela
R06
BENE CULTURALE
Ambito di tutela MIBACT
storico artistico
CATEGORIA
Fotografie di guerra
DEFINIZIONE BENE
Definizione
positivo
Tipologia
album
Parte residuale
foglio
Parte componente
elemento/ parte componente di una entità catalografica di tipo complesso
QUANTITA'
Quantità degli elementi
[200]
Numero d'ordine
64
TRATTAMENTO CATALOGRAFICO
Note
bene complesso – parte componente
DISPONIBILITA' DEL BENE
bene disponibile
RELAZIONI
STRUTTURA COMPLESSA
livello nella struttura gerarchica
1
RELAZIONI CON ALTRI BENI
tipo relazione
è contenuto in
tipo scheda
F
identificativo univoco della scheda
1455734
RELAZIONI CON ALTRI BENI
tipo relazione
è in relazione con
tipo scheda
F
identificativo univoco della scheda
1463655
RELAZIONI CON ALTRI BENI
tipo scheda
F
identificativo univoco della scheda
1463684
RELAZIONI CON ALTRI BENI
tipo scheda
F
identificativo univoco della scheda
1463711
RELAZIONI
STRUTTURA COMPLESSA
livello nella struttura gerarchica
1
RELAZIONI CON ALTRI BENI
tipo relazione
è contenuto in
tipo scheda
F
identificativo univoco della scheda
1455734
RELAZIONI CON ALTRI BENI
tipo relazione
è in relazione con
tipo scheda
F
identificativo univoco della scheda
1463655
RELAZIONI CON ALTRI BENI
tipo scheda
F
identificativo univoco della scheda
1463684
RELAZIONI CON ALTRI BENI
tipo scheda
F
identificativo univoco della scheda
1463711
LOCALIZZAZIONE AMMINISTRATIVA
LOCALIZZAZIONE
stato
Italia
regione
Friuli-Venezia Giulia
provincia
UD
comune
Udine
COLLOCAZIONE SPECIFICA
Tipologia contenitore fisico
palazzo
Denominazione contenitore fisico
Palazzo Mantica
Uso contenitore fisico
Società Filologica Friulana
Indicazioni viabilistiche
via Manin, 18
DATI PATRIMONIALI/INVENTARI/STIME
UBICAZIONE BENE
Fondo
Fondo Oreste Bugni
Serie archivistica
Album Capitano Oreste Bugni
Collocazione
Armadio ufficio presidenza
DEFINIZIONE CULTURALE
AUTORE/RESPONSABILITA'
Nome di persona o ente
Anonimo
Tipo intestazione
N
Ruolo
fotografo principale
Note
attribuito
Codice identificativo
35031
SOGGETTO
SOGGETTO
Identificazione
Guerra mondiale 1914-1918
Identificazione
Monte Calvario [Podgora]
Identificazione
Paesaggio – Gorizia < prov.> - 1915-1918
Identificazione
Ritratti – Persone – Militari
Identificazione
Uniformi militari
Identificazione
Accampamenti militari
Identificazione
Fortificazioni campali - Trincee
Indicazioni sul soggetto
Postazioni e ricoveri. Gruppi di militari ripresi in prima linea tra gli accampamenti sul Monte Calvario [Podgora] nel mese di novembre del 1915
TITOLO
Titolo proprio
Sul Podgora - Novembre MCMXV
Specifiche titolo
dell’autore, manoscritto
CRONOLOGIA
CRONOLOGIA GENERICA
Fascia cronologica/periodo
XX
Specidiche fascia cronologica/periodo
prima metà
CRONOLOGIA SPECIFICA
Da
1915/11/00
A
1915/11/00
MOTIVAZIONE/FONTE
iscrizione
LUOGO E DATA DELLA RIPRESA
LOCALIZZAZIONE
Stato
Italia
Regione
Friuli-Venezia Giulia
Provincia
GO
Località
Monte Calvario/ Podgora
Area storico-geografica
confine orientale
DATI TECNICI
Indicazione di colore
V
MATERIA E TECNICA
Materia
supporto secondario
Note
Album composto da 201 pagine redatte con fotografie e/o didascalie e da XX pagine vuote.
MISURE
Unità di misura
mm
Valore
380x280
Note
altezzaxlunghezza
CONSERVAZIONE E INTERVENTI
STATO DI CONSERVAZIONE
Riferimento alla parte
foglio
Stato di conservazione
discreto
DATI ANALITICI
ISCRIZIONI/EMBLEMI/MARCHI/STEMMI/TIMBRI
Riferimento alla parte
sul foglio
Posizione
posizioni varie
Definizione
iscrizione
Specifiche
dell'autore
Descrizione
Iscrizione manoscritta con inchiostro nero
Quantità
1
Classe di appartenenza
didascalica
Trascrizione
63/ Sul Podgora -Novembre MCMXV
CONDIZIONE GIURIDICA E TUTELA
CONDIZIONE GIURIDICA
Indicazione specifica
Società Filologica Friulana
Indirizzo
Via Manin, 18 Udine
ACQUISIZIONE
Tipo acquisizione
donazione
ACCESSO AI DATI
SPECIFICHE DI ACCESSO AI DATI
Profilo di accesso
2
Motivazione
scheda contenente dati personali
ANNOTAZIONI
Osservazioni
Le truppe del genio vivevano in prima linea insieme alla fanteria, essendo preposte alla realizzazione di tutte le cosiddette “opere ossidionali”, quali lo scavo di approcci per l’avvicinamento alle linee nemiche, il consolidamento e rafforzamento delle trincee, la creazione di avamposti per l’osservazione. Il sottotenente a sinistra della foto, indossa delle uose di canapa impermeabilizzata, un particolare indumento protettivo contro il freddo, il fango, e la neve. Sul capo, sopra il berretto, calza un “elmetto per trincea”, che faceva parte di una particolare dotazione denominata “apparecchi di protezione modello Farina”, dal nome dell’ingegnere milanese che li ideò e produsse, e che vennero distribuiti alle truppe in quantitativi limitati dalla fine di ottobre del 1915. Queste protezioni erano composte da una corazza pettorale e da un elmo, formati da 5 stati di lamiera di acciaio fissati tra loro. Presentavano quindi un peso notevole, quantificabile in 8 chilogrammi per la corazza e 2,7 per l’elmo, ed erano destinati a coloro che avrebbero dovuto creare dei varchi nei reticolati nemici mediante la posa di tubi di gelatina esplosiva, per consentire l’irruzione delle fanterie. Le piccole formazioni, composte esclusivamente da volontari, vennero ben presto denominate dagli stessi combattenti ”compagnie della morte” per la pericolosità del compito loro affidato. A questi due accessori venne ben presto affiancato l’elmetto per trincea, dalla forma più contenuta rispetto all’elmo ed un peso ridotto di un chilogrammo, che era destinato agli osservatori che erano costretti a sporgere la testa dal bordo dei ripari. Secondo un opuscolo edito dal Comando Supremo, tali protezioni erano capaci di resistere alla pallottola del fucile italiano modello 91 sparata da 125 metri, ed erano destinate a coloro che dovevano compiere operazioni pericolose e ardite. Elmi ed elmetti, verniciati di grigio verde, recavano all’interno della calotta un timbro ovale con la seguente dicitura: ing. F. Farina Via Ruffini, 10 - Milano, e l’indicazione della taglia corrispondente tra le tre possibili. Pesanti e scomode da portare, queste protezioni vennero progressivamente abbandonate con la comparsa delle bombarde, armi da fuoco di derivazione antica, ma molto più efficaci nella distruzione dei reticolati. (Associazione Culturale Isonzo - Gruppo di Ricerca Storica ODV Gorizia)