Osservazioni
Trincee e camminamenti immersi nel fango. Vittorio Locchi ne riporta alcune eloquenti descrizioni nella sua opera, già citata, La Sagra di Santa Gorizia: “Giornate malinconiche in Val d’Isonzo! Giorni di nebbia fitta, d’acqua diaccia, lenta e continua! Ogni campo uno stagno: tutto gronda trasuda: acqua e fango, fango e acqua per tutto…. E la povera fanteria sguazzava nelle sue fosse alzando il fucile perché non s’interrasse; colle gambe nel pantano fino ai ginocchi, coi piedi gonfi e lividi, che sprofondavano sempre più …”. I piedi che si gonfiavano essendo sempre immersi nell’acqua, in seguito alle basse temperature causavano una patologia nota come “piede da trincea” che provocava vesciche sanguinolente, che in breve si infettavano, causando dolori insopportabili fino a compromettere la sensibilità stessa dei nervi. Spesso comparivano fenomeni cancrenosi che portavano all’amputazione delle dita o addirittura dell’intero piede. (Associazione Culturale Isonzo - Gruppo di Ricerca Storica ODV Gorizia)