Il giorno del mercoledì delle ceneri, nel tardo pomeriggio, il paese di San Giorgio si raduna attorno al fantoccio del Carnevale (#babaz#). Il ritrovo è in un'osteria dove il #babaz# viene accolto dai suonatori di violino #zitira# e di violoncello #bunkula#, mentre i presenti si muovono danzando su passi codificati o mangiano l'aringa che viene appesa ad un bastone per essere condivisa. Il fantoccio, vestito di pezze bianche e riposto in una culla, viene preso in consegna da due uomini, mascherati in modo buffo, che lo portano fuori dal locale dando avvio al corteo. Raggiunta la piazza il corteo si ferma: è il momento del processo simbolico, la fine del Carnevale, la condanna a morte del #babaz#. Si alternano grida al suono ritmato del violino e del violoncello, mentre molti tra i presenti danzano riproponendo il modulo coreutico associato al carnevale. Dalla piazza il corteo si muove nuovamente per raggiungere #Graciscje#, uno sperone roccioso appena fuori dal paese. Raggiunto il luogo prestabilito, il corteo si ferma e si raccoglie attorno al pupazzo per l'atto finale. Vengono pronunciate, storpiandone ironicamente significati e tono, litanie e formule religiose di commiato al puppazo che poi viene incendiato. Attorno al fuoco proseguono le musiche dei suonatori che accompagnano il rientro in paese.