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Bragozzi e, sullo sfondo, una brazzera. Bragozzo: è sicuramente tra le imbarcazioni tradizionali italiane una di quelle in cui maggiormente si evidenziano scelte e soluzioni tecniche alternative, praticità d'uso, esperienze costruttive e progettuali ben radicate, oltre che influenze culturali ed artistiche diversificate. Esso rappresenta un mirabile esempio di adattamento all'ambiente e al lavoro per cui è stato creato. Lo scafo piatto permetteva la navigazione nei bassi fondali della laguna; il timone sollevabile, particolarmente profondo e di ampia superficie, oltre alla sua funzione più ovvia, suppliva anche alla mancanza di una chiglia, contribuendo alla stabilità e al controllo dello scarroccio; l’ampia superficie velica assicurava insospettabili doti di velocità e manovrabilità in condizioni ambientali e meteorologiche spesso avverse. Brazzera: è stata l'imbarcazione più diffusa lungo le coste dell'alto Adriatico, della Dalmazia, fino a scendere in Grecia dove è tuttora nota per la sua particolare attrezzatura con vela al terzo, denominata dai greci per l'appunto «a bratzera». Nelle sue forme rigonfie essa ricorda il più noto «trabaccolo», ma era più piccola nelle dimensioni e risultava quindi particolarmente adatta per i collegamenti tra le coste e le innumerevoli isole dalmate e del Quarnaro. Il suo scafo, solitamente pontato, era ben carenato, con un alto bordo libero; la prua era alta e rotonda, mentre un ampio boccaporto di carico era ricavato dietro l'albero e il robusto timone scendeva oltre la chiglia. Poteva procedere sia a vela che a remi, con la caratteristica voga in piedi alla veneziana; per questo aveva due o tre forcole per parte, con alloggiamenti diversi nelle murate, per spostarle a seconda delle necessità. Raggiungeva lunghezze variabili tra i 9 ed i 15 metri, mantenendo il caratteristico rapporto lunghezza/larghezza pari a circa 3 (tipico delle navi romane) e aveva da 8 fino a 25 tonnellate di stazza; l'equipaggio era normalmente composto da quattro a sei uomini. Si presentava in forme leggermente diverse, ma soprattutto con l'armamento velico che differiva a seconda delle località di provenienza. La brazzera istriana si distingueva dalle altre per l'armamento velico, per le linee filanti dello scafo e lo slancio in avanti della prua; era anche nota come brazzera di Pirano, dato che da qui aveva avuto origine, per poi diffondersi da Trieste a Pola. Aveva due o tre alberi, a seconda delle dimensioni dello scafo: il primo era subito dietro l'asta di prua, mentre il secondo era a circa un terzo dello scafo, verso prua, ed entrambi erano attrezzati con vela latina. Se il centro velico risultava spostato in avanti allora si poneva a poppa, su di un alberetto, una piccola vela (latina o al terzo) per dare forza al timone.
1932/02/02 - Cherso (Croazia)
Società Filologica Friulana / FFUP_1508
Brazzera: è stata l'imbarcazione più diffusa lungo le coste dell'alto Adriatico, della Dalmazia, fino a scendere in Grecia dove è tuttora nota per la sua particolare attrezzatura con vela al terzo, denominata dai greci per l'appunto «a bratzera». Nelle sue forme rigonfie essa ricorda il più noto «trabaccolo», ma era più piccola nelle dimensioni e risultava quindi particolarmente adatta per i collegamenti tra le coste e le innumerevoli isole dalmate e del Quarnaro. Il suo scafo, solitamente pontato, era ben carenato, con un alto bordo libero; la prua era alta e rotonda, mentre un ampio boccaporto di carico era ricavato dietro l'albero e il robusto timone scendeva oltre la chiglia. Poteva procedere sia a vela che a remi, con la caratteristica voga in piedi alla veneziana; per questo aveva due o tre forcole per parte, con alloggiamenti diversi nelle murate, per spostarle a seconda delle necessità. Raggiungeva lunghezze variabili tra i 9 ed i 15 metri, mantenendo il caratteristico rapporto lunghezza/larghezza pari a circa 3 (tipico delle navi romane) e aveva da 8 fino a 25 tonnellate di stazza; l'equipaggio era normalmente composto da quattro a sei uomini. Si presentava in forme leggermente diverse, ma soprattutto con l'armamento velico che differiva a seconda delle località di provenienza. La brazzera istriana si distingueva dalle altre per l'armamento velico, per le linee filanti dello scafo e lo slancio in avanti della prua; era anche nota come brazzera di Pirano, dato che da qui aveva avuto origine, per poi diffondersi da Trieste a Pola. Aveva due o tre alberi, a seconda delle dimensioni dello scafo: il primo era subito dietro l'asta di prua, mentre il secondo era a circa un terzo dello scafo, verso prua, ed entrambi erano attrezzati con vela latina. Se il centro velico risultava spostato in avanti allora si poneva a poppa, su di un alberetto, una piccola vela (latina o al terzo) per dare forza al timone
1932/02/17 - Cherso (Croazia)
Società Filologica Friulana / FFUP_1511
Due leuti: barche da pesca adibite al trasporto delle reti lunghe circa dieci metri. Il leuto leuto / leut, di dimensioni intermedie tra la brazzera e la gaeta, si avvicinava alla forma dell'una o dell'altra a seconda delle dimensioni e delle mansioni cui era adibito (pesca o trasporto). Era impiegato soltanto nel Quarnero e più comunemente si presentava simile ad una grande gaeta ad un albero con vela latina e con un fiocco. Lo scafo era lunga da 7 a 9 metri, slanciato, con chiglia, quasi sempre pontato. L'equipaggio era composto da 6 a 8 uomini. In mezzo a due leuti si vede un guzzo: imbarcazione priva di ponte, prende il nome di "guzzo" ("guzzo adriatico" da non confondere con altri tipi di guzzo presenti in altri mari). Impiegato originariamente nella pesca minore, ha fatto buon servizio come imbarcazione da diporto sia in Quarnero, dov'era maggiormente diffuso nelle stazioni climatiche, sia a Trieste che nelle acque istriane. Gaeta: la gaeta gaeta / gajeta, barca da pesca caratteristica della Dalmazia, era presente nel secolo scorso anche sulla costa istriana. Lunga fra i 6 e gli 8 metri, aveva una scafo molto elegante con prua e poppa stellate (cioe assottigliate), carenato, con chiglia. Spesso era parzialmente pontata e aveva da 3 a 5 uomini di equipaggio. Normalmente aveva un solo albero, spostato verso prua, armata con vela latina; talvolta era munita anche di un fiocco. A fianco della gaeta, di dimensioni più piccole c'è il caicco: caicio / kajić, in origine piccola barca a remi di servizio, impiegata per lo scarico e il carico di uomini e merci, veniva usata anche per la pesca costiera e come barca da diporto per condurre passeggeri per brevi escursioni. Il caicco, lungo circa 5-6 metri, poteva essere sistemato in coperta dei trabaccoli, ma spesso nei piccoli tragitti veniva rimorchiato a poppa.
1932/02/17 - Cherso (Croazia)
Società Filologica Friulana / FFUP_1513